GIULIA SEGAFREDOMi chiamo Giulia Segafredo, ho 33 anni, sono nata a Padova dove ho vissuto fino alla laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. Mi sono poi trasferita a Milano dove ho lavorato a lungo nel settore Ricerca e Sviluppo di un’azienda farmaceutica internazionale, esperienza che mi ha introdotto al campo delle politiche sanitarie, e dove ho conseguito un dottorato di ricerca in Epidemiologia.

Due anni fa ho deciso però di inseguire uno dei miei sogni: occuparmi di salute globale e cooperazione sanitaria internazionale. Per questo sono tornata a Padova a lavorare nell’unità di ricerca di Medici con l’Africa CUAMM, esperienza in cui sto mettendo tutta la mia passione e che mi sta facendo scoprire orizzonti sempre nuovi.

Dopo diversi anni fuori, sento che è arrivato il momento per restituire a Padova parte di quello che ho ricevuto. Per questo ho deciso di impegnarmi con Arturo. In lui e nel suo progetto vedo un impegno e una competenza unici, coniugati all’entusiasmo e alla serietà verso ciò che si desidera fare: proprio quello che serve alla nostra città per ricominciare a crescere economicamente, essere attrattiva dal punto di vista professionale e diventare, nuovamente, un posto in cui si vive davvero bene.

  • La popolazione di Padova sta invecchiando progressivamente, questo richiede un modello di salute pubblica e assistenziale più adatto a:  prevenire le malattie croniche, agire sui sui determinanti di tali patologie  e gestire, in maniera integrata, le malattie croniche sul territorio. L’integrazione e la collaborazione di vari attori (ad esempio farmacie e medicina di gruppo).
  • Padova subisce da anni un fenomeno di emigrazione, per motivi professionali, delle proprie menti più brillanti. Troppi giovani si trovano costretti a scegliere tra il posto dove vorrebbero vivere ed esperienze professionali arricchenti e stimolanti. Puntare sull’innovazione, sul lanciare e rilanciare Padova come incubatore di innovazione ed eccellenze, far diventare la città più ‘accogliente’ e attrattiva nei confronti di nuove esperienze ed esperimenti economico/industriali, potrebbe rompere questo fenomeno emigratorio. Potrebbe creare offerte lavorativo di elevato livello e aprire la città ad un nuovo fenomeno di immigrazione professionale di alto livello.
  • Padova ha nel proprio DNA innovazione e sperimentazione: è la sede di una delle Università più importanti del mondo ed è stata la sede di esperienze di grandissima innovazione (e.g. CEVED/InfoCamere, la prima organizzazione non governativa nata in Italia, Caritas…). Per non perdere questi slanci, è importante tenere la città aperta nei confronti dell’Europa e degli altri continenti, sia per comunicare il valore delle nostre esperienze che per raccogliere spunti per continuare ad innovare e rinnovare la nostra città, mantenendola una sede fertile per sperimentare l’innovazione, non solo sociale ma anche economica.
    Credo che la città debba puntare di più sulla propria internazionalizzazione, sfruttando anche la grande occasione data dall’Università. Tale di processo di internazionalizzazione è di vitale importanza anche come veicolo di crescita del nostro settore manifatturiero, delle nostre attività produttive e per l’esportazione dell’innovazione.