Silvia GiralucciSono Silvia Giralucci, ho 46 anni, sono giornalista professionista e ho due figli. Sono cresciuta lontana dalla politica, che si era portata via il mio papà, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1974 nella sede del Movimento sociale, il partito di destra in cui militava.

Ho sempre avversato identità e appartenenze. Ho però sperimentato nelle difficoltà, soprattutto nella malattia di mio marito, mancato due anni fa, quanto sia importante il tessuto umano, amicale e civile che ci circonda.

In questi anni ho esercitato la mia professione in senso ampio, sempre cercando un impossibile equilibrio con la volontà di essere una mamma presente: carta stampata, agenzia di stampa, Internet, uffici stampa, comunicazione creativa a Fabrica.

Ho scritto anche un libro per Mondadori (L’inferno sono gli altri) e girato un film documentario (Sfiorando il muro) su Padova negli anni Settanta, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. In questo caso, sono partita pensando di voler fare un lavoro giornalistico e alla fine del percorso mi sono resa conto che dovevo elaborare una ferita, mia, ma anche di questa città.

Mi piace vivere in una città che accoglie anche chi è diverso, capace di sostenere chi è in difficoltà, dove la cosa pubblica sia al servizio di chi ha bisogno, e la cultura sia una risorsa che aiuta tutti, anche per creare sicurezza. Arturo Lorenzoni incarna questi valori e per questo mi sento di spendermi in prima persona per un progetto politico, nel senso più nobile del termine, di cui Padova ha bisogno.

  • RETI SOCIALI NEI QUARTIERI.
    Con un costo molto ridotto il Comune di Padova può farsi promotore e coordinatore di reti di quartiere dove una coppia di anziani può aiutare per qualche ora al giorno un genitore che ha bisogno di un aiuto per andare a prendere i figli a scuola e in cambio avere un passaggio in auto per fare la spesa o altri tipi di servizi. Si tratta di mettere in rete, sull’esempio di quanto avviene a Berlino e in altre città, bisogno e disponibilità di persone cha abitano vicine.
  • MUOVERSI CON DOLCEZZA.
    Padova è una città porticata, che vantava un record di biciclette. È necessario tornare a potenziare la mobilità dolce, a misura di famiglia, sostenibile. Piste ciclabili per mandare a scuola i nostri figli in bicicletta con sicurezza. Nuove linee del tram e parcheggi scambiatori per integrare il traffico delle auto con quello pubblico per il centro città. Trasporto pubblico con collegamenti frequenti per tutte le zone della città.
  • SICUREZZA E CULTURA.
    I cani poliziotto di fronte alla mensa di suor Lia non risolvono nulla. La città è sicura se gli spazi non sono abbandonati allo spaccio: torniamo ad animarli con spettacoli, concerti, promuovendo con piccoli contributi i gruppi locali di giovani. Avremo il doppio risultato di sostenere la loro creatività, unico antidoto a un futuro dove tutti i lavori automatizzabili saranno svolti da macchine, e rendere già sicure le nostre vie e le nostre piazze.