Carlo FUMIANSono nato a Padova 65 anni fa, sposato con una figlia.

Insegno Storia contemporanea e Storia globale presso l’Università di Padova e dirigo il Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

Sono socio corrispondente dell’Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti e membro del Comitato scientifico della Fondazione di studi storici “Filippo Turati” di Firenze.

Negli anni novanta ho contribuito a fondare e a dirigere la casa editrice Donzelli, e tra il 2005 e il 2015 ho rappresentato l’Università nel Consiglio Generale della Fondazione Cariparo.

Ho svolto un’intensa attività di ricerca all’estero, in particolare presso il Center for European Studies dell’Università di Harvard, la Columbia University e la Boston University.

Mi sono occupato di storia delle élites agrarie tra Otto e Novecento, di uomini e apparati del governo dell’economia nel periodo fascista, di storia del Veneto in età contemporanea, del declino economico italiano negli ultimi decenni.

Attualmente le mie ricerche riguardano la storia della globalizzazione tra Otto e Novecento, e il terrorismo italiano ed europeo degli anni settanta e ottanta.

Scelgo Lorenzoni sindaco perché Padova e la sua Università sono una formidabile accoppiata che non ha ancora del tutto imparato a conoscersi e a valorizzarsi reciprocamente; perché arte, cultura, ricerca e innovazione possono e devono trasformarsi in una straordinaria risorsa, anche economica, al servizio di tutti.

  • Il Veneto è come Los Angeles ma non lo sa. Desidero combattere il miope localismo che attanaglia Padova e il Veneto da troppo tempo. Non è vero che Galilei fa rima con poenta e osèi.
  • Più seriamente:  ancora non sappiamo quanto abbiamo da “guadagnare” (economicamente e culturalmente) dalla ricerca in campo scientifico e umanistico. Saper coordinare le sparse e umiliate – ma formidabili – energie che il territorio esprime è il primo dovere di un’amministrazione riformatrice. Padova non conosce Padova. Raccontiamocela.
  • Ancor più seriamente e concretamente: nessuno può farcela da solo. Mettiamo attorno ad un tavolo tutti i produttori di cultura e di innovazione (chi li ha mai contati o contattati?) per costruire un calendario pluriennale di iniziative di arte, divulgazione, sperimentazione. Arriveranno come mosche sul miele.