Andrea COFELICESono Andrea Cofelice, ho 35 anni; mi sono trasferito a Padova nel 2001 per iscrivermi all’Università. Da allora ho sempre vissuto in città, nonostante il mio lavoro mi porti spesso a viaggiare. Svolgo, infatti, attività di ricerca nel campo dei diritti umani e delle relazioni internazionali.

Dopo aver ottenuto la laurea in Istituzioni e Politiche dei Diritti umani e della Pace a Padova, ho proseguito la mia formazione conseguendo un dottorato di ricerca in studi europei presso l’Università di Siena, quindi lavorando in istituzioni e centri di ricerca all’estero, in particolare a Ginevra, Gerusalemme e Bruges.

Attualmente lavoro in un centro studi di Torino, trattando il tema della democrazia internazionale.

Mi occupo anche progetti di educazione e formazione, collaborando con scuole e organizzazioni della società civile di Padova. Sono iscritto a varie associazioni di volontariato (Avis, Admo, Aido) e di protezione civile.

Ho scelto di impegnarmi nella lista civica Lorenzoni Sindaco perché auspico un rinnovamento per la città di Padova, rimasta al palo negli ultimi anni. Arturo Lorenzoni ha già dimostrato, con il suo lavoro, i suoi progetti e le sue competenze, che cambiare si può. Il nostro programma per la città di Padova, costruito – giorno dopo giorno – grazie alla collaborazione di tanti cittadini riuniti in gruppi di lavoro, rappresenta una sintesi ideale tra idee innovative e concretezza. Ambiente, inclusione, bellezza, fiducia, partecipazione sono le parole che guidano questo progetto di cambiamento. E Arturo Lorenzoni è la persona più competente per portarlo avanti e renderlo realizzabile.

  • PADOVA “CITTA’ DEI DIRITTI UMANI”: la città rappresenta uno spazio collettivo che appartiene a tutti i suoi abitanti, che hanno il diritto di trovarvi le condizioni necessarie per soddisfare i propri bisogni e le proprie aspirazioni dal punto di vista politico, sociale ed ambientale. In tale ottica, le politiche sociali, finalizzate al rifiuto dell’esclusione e alla ricerca della dignità umana e dell’uguaglianza, costituiscono un aspetto decisivo delle politiche di protezione dei diritti umani. Eppure, la passata amministrazione si è contraddistinta proprio per una sistematica opera di demolizione di tali politiche.
    Occorre dunque invertire la rotta e rilanciare politiche urbane contro l’esclusione sociale, politiche per l’impiego, la promozione del diritto a un alloggio adeguato, la tutela dell’ambiente e le azioni cittadine che mirino a proteggere i gruppi più vulnerabili.
    Ma fare di Padova una città dei diritti umani significa anche garantire l’efficacia dei servizi pubblici e la loro compatibilità con i bisogni dei cittadini, avendo cura di evitare qualsiasi situazione di discriminazione o di abuso. Significa scegliere la trasparenza e la legalità come strumenti di governo della comunità. Significa sperimentare forme di bilancio partecipato. Significa attivare organismi preventivi di protezione e monitoraggio, indipendenti dal potere locale (ad es. un ufficio dei garanti), con il mandato di difendere i cittadini e di sostenerli per quanto riguarda i loro diritti in materie di competenza comunale. E, poiché nessuna città è un’isola, significa entrare a far parte delle reti nazionali, europee e internazionali di città per i diritti umani, per alimentare i processi di innovazione.
    Le politiche comunali in questo ambito esigono infine un dialogo permanente con la società civile e una stretta collaborazione con le associazioni di cittadini. Occorre che l’amministrazione mantenga contatti con i diversi attori sociali impegnati nella difesa dei diritti umani e che le politiche comunali possano essere attivate in partenariato o attraverso l’azione di tali organizzazioni. La cultura dei diritti umani nella città si svilupperà veramente a partire dalla più vasta partecipazione di tutti i cittadini.
  • CULTURA: i cittadini hanno diritto alla cultura in tutte le sue espressioni, manifestazioni e modalità possibili. Cultura è impegno, sapersi mettere in discussione e cambiare in meglio; cultura è ricchezza e arricchimento. Moltissime sono le realtà padovane che si occupano di cultura. Cultura è ciò che leggiamo, ascoltiamo, vediamo, mangiamo. Per questo bisogna dare importanza alle biblioteche pubbliche, ai teatri, ai cinema, agli auditorium, ma anche al “Salone”, quale spazio culturale-storico-enogastronomico. Il polo San Gaetano deve essere sostenuto e rilanciato: non può fungere solo a contenitore (di libri; di mostre), ma deve divenire un luogo che catalizzi la partecipazione dei cittadini, come il Centre Pompidou a Parigi. I cinema cittadini hanno una loro storia e un loro patrimonio: devono essere salvati dalla omologazione e divenire luoghi non di sola visione passiva, ma anche di partecipazione. Gli investimenti in cultura devono riguardare in particolar modo i quartieri, attraverso la creazione di luoghi aperti ai cittadini, accessibili, accoglienti e generativi di incontri. Tali progetti potranno essere finanziati soprattutto potenziando l’accesso ai fondi europei strutturali e settoriali.
  • UNIVERSITA’: Padova è da sempre “città universitaria”. Spesso, tuttavia, l’Università è percepita come un corpo estraneo rispetto alla città; gli studenti vengono collegati unicamente al “problema degli spritz” e alla confusione, mentre non viene dato conto del loro reale impatto positivo sulla città e sulla sua economia. Avere un’università d’eccellenza come quella di Padova significa, invece, attrarre giovani qualificati da tutta Italia e dall’estero. Gli studenti portano una ventata di “novità” che obbliga la città a crescere e a confrontarsi con le più importanti città universitarie europee e internazionali. Servono, però, strutture adeguate: in aggiunta agli spazi gestiti direttamente dall’Università, la città deve saper offrire posti letto, luoghi di ritrovo e di socializzazione, piste ciclabili (gli universitari vanno in bicicletta!), autobus e tram attivi anche in orari serali e nei giorni festivi, festival culturali in cui gli studenti e i cittadini si sentano partecipi di un unico grande progetto di crescita. Una nuova alleanza tra Comune e Università può costituire un volano di crescita, innovazione e lavoro: la capacità di attrarre investimenti, ricercatori e talenti creativi resta un elemento centrale per aumentare la competitività del sistema produttivo cittadino e regionale.