Sono Lorenzo Benvenuti, nato e vissuto a Padova, anche se da tre anni risiedo ad Albignasego. Sposato, ho due figli.

Ho molte passioni, non ultima quella per il rugby. Sono un agronomo, libero professionista, e il mio lavoro mi ha condotto negli anni a partecipare come Presidente alla gestione dell’Ordine professionale di cui faccio parte.

Le mie attività si dividono fra consulenze tecniche per il Tribunale, che mi hanno permesso di conoscere problemi e difficoltà delle persone che vivono in questa città, e lo sviluppo di tecniche per l’agricoltura sostenibile e la divulgazione di pratiche conservative e rispettose per l’ambiente, anche attraverso la collaborazione con riviste di settore.

Sono Consigliere della Camera di Commercio di Padova, ruolo che mi ha fatto meglio comprendere il tessuto economico che regge la nostra città e che prima poco conoscevo.

La passione e il lavoro mi hanno condotto ad approfondire lo studio dell’ecologia, del paesaggio e dell’urbanistica. Sono convinto che dall’applicazione dei principi che regolano gli ecosistemi possa emergere una città più vivibile e un paesaggio più resiliente.

Non ho mai fatto politica attiva e mi candido perché credo in questo progetto, perché credo che Padova possa tornare a essere attrattiva e accogliente, perché voglio una città ecologicamente verde, perché aspiro a vivere in una città capace di un po’ d’ironia e di un sorriso.

  • Porre un freno al consumo di suolo. Ciò presuppone, da un lato, la revisione degli strumenti urbanistici vigenti, sia per rimetterne in discussione le zone di espansione e di perequazione previste sulla base di proiezioni demografiche non più attuali, sia per dare voce ad una pianificazione finalizzata ad assicurare una maggiore equità territoriale a scala urbana e comprensoriale, prefigurando – anche attraverso forme di coordinamento e collaborazione stabile con i comuni dell’area metropolitana – una città policentrica in grado di definire un nuovo rapporto col centro storico. Dall’altro avviare un processo di rigenerazione urbana di quelle parti della città ove è più urgente intervenire (penso ad alcuni quartieri residenziali, ma anche all’area della Soft City), che sia mirato alla sostenibilità e a creare, sui suoli già “consumati” gli spazi che lo sviluppo della città richiede. Tutto ciò esige strumenti, impegno e tempo ma può trovare ampio riscontro nei programmi di finanziamento europei dedicati alla rigenerazione delle città.
  • Favorire lo sport occasionale e agonistico. Padova è una città di studenti che non sempre hanno il tempo o la possibilità di dedicarsi allo sport con continuità. Per offrire loro facili occasioni per svolgere attività sportive è necessario dotare gli spazi pubblici (parchi e piazze) di attrezzature sportive, anche semplici, ma idonee allo scopo, come canestri da basket, reti da pallavolo, campi di calcetto, ecc. Parallelamente è doveroso sostenere gli impianti sportivi parrocchiali e delle società sportive padovane, che rappresentano, insieme, una grande risorsa per la città. È necessario anche individuare nuovi modelli di gestione degli impianti sportivi comunali per rivitalizzare il loro impiego, e sostenere le società sportive fornendo supporti alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili dedicati allo sport.
  • Porre un freno all’impermeabilizzazione dei suoli. Maggiore attenzione deve essere posta, a livello progettuale e soprattutto normativo locale, al problema della perdita delle funzioni ecosistemiche del suolo, attuata mediante l’eliminazione del soprassuolo vegetale, la copertura permanente, o l’impermeabilizzazione. Questa perdita, infatti, non si limita mai all’edificato ma si estende, spesso per superfici molto più ampie, alle aree contermini per soddisfare bisogni di mobilità, sosta, stoccaggio o più semplicemente “ordine e pulizia” secondo approcci non sostenibili. Questa sottrazione di suolo ai processi ecosistemici, oltre a non essere debitamente contabilizzata, non è oggetto di verifica da parte della Pubblica Amministrazione. È invece possibile e opportuno, ripristinare e valorizzare tali funzioni ecologiche integrandole fra loro e con le esigenze poste dalle strutture.